L’obiettore di coscienza è colui che rifiuta di obbedire a un imperativo giuridico o a un ordine della società in nome di valori o regole che la propria coscienza ritiene imprescindibili. L’obiezione di coscienza al servizio militare è quindi una presa di posizione netta contro la logica delle armi e l’impiego dell’esercito.

L’obiettore di coscienza può essere animato da valori filosofico umanitari, morali, di fede religiosa, di convinzione politica.

Non è il portato anti-patriottico dei cattolici o dei comunisti, né esprime alcuna cultura “terzomondista”: purtroppo i paesi a maggioranza cattolica sono gli ultimi a riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza, nessun paese comunista ha mai riconosciuto l’obiettore di coscienza e neppure nessun paese del Terzo Mondo.

La legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare fu emanata nel 1972 (legge 772 del 15 dicembre 1972), rendendo legale la possibilità, per “motivi di carattere religioso, filosofico, morale” di svolgere un servizio civile sostitutivo del servizio militare di leva, allora obbligatorio. Fino a quella data, in Italia non era possibile non effettuare il servizio militare, a meno di non essere dichiarati inidonei (a seguito della visita di leva), renitenti (se, dichiarati idonei, non ci si presentava in servizio), o disertori (dopo il sesto giorno di renitenza): in questi ultimi casi era previsto il carcere militare. Con l’entrata in vigore della legge 772, fu possibile per molti giovani pacifisti non aderire alla logica dell’uso delle armi, svolgendo un servizio civile presso enti o associazioni convenzionati col Ministero della Difesa.

Per poter usufruire della legge, l’interessato doveva presentare una domanda al Ministero della Difesa in cui esponeva le proprie motivazioni e dichiarava, in base alle stesse, di voler svolgere un servizio alternativo a quello militare che avesse un’utilità sociale. Era poi previsto un colloquio con le autorità militari (i carabinieri) che dovevano valutare la “veridicità” delle ragioni esposte nella domanda; era questo un passaggio che soffriva di estrema discrezionalità da parte dei carabinieri, e si rivelava in alcuni casi come il punto più critico dell’intero iter, a volte trasformandosi in una sorta d’interrogatorio, a volte valutando come determinanti alcuni aspetti piuttosto discutibili. La domanda veniva poi vagliata dal Ministero e, in caso di sua accettazione, l’interessato veniva destinato ad uno degli enti convenzionati. L’obiettore di coscienza spesso contattava l’ente presso il quale avrebbe desiderato svolgere il proprio servizio, e l’ente poteva presentare al ministero una richiesta nominativa per quella persona. Non sempre questa richiesta veniva presa in considerazione, e la destinazione dell’obiettore veniva comunque decisa dal Ministero.

Dalla presentazione della domanda il Ministero aveva in teoria 6 mesi di tempo per rispondere se questa era stata accettata o meno; la presentazione della domanda interrompeva la possibilità di usufruire del rinvio per motivi di studio (il rinvio permetteva di rimandare il servizio militare per concludere gli studi: era possibile presentarlo annualmente fino all’età di 26 anni).

Durante il Servizio Civile, l’obiettore era sottoposto alla “disciplina” del Ministero della Difesa: riceveva un compenso uguale a quello dei militari, aveva diritto a permessi e licenze come un militare (venivano concordate con l’ente ospitante), non poteva espatriare, in caso di malattia doveva rivolgersi ad un ospedale militare, in caso compisse un qualche reato era sottoposto al giudizio di un tribunale militare.

Gli enti convenzionati dovevano attrezzarsi per garantire vitto e alloggio agli obiettori in servizio presso di loro, concordavano con gli stessi permessi e licenze, dovevano segnalare al Ministero eventuali inadempienze dell’obiettore, e soprattutto dovevano stabilire quali mansioni assegnare all’obiettore: era questo un elemento molto importante, perché tali mansioni non potevano essere sostitutive del lavoro di altre persone (poteva capitare infatti che l’obiettore venisse destinato a svolgere attività burocratiche in un ufficio, competenza riservata agli impiegati). Gli enti potevano essere di tipo diverso, da quelli di carattere socio-assistenziale (Pubbliche Assistenze, Croce Rossa), alle associazioni culturali (quali l’ARCI), dalle associazioni ambientaliste (come LegAmbiente) alle Amministrazioni Locali (Comuni, Comunità Montane). Di conseguenza anche le mansioni potevano variare dalle attività degli sportelli informativi a quelle di una biblioteca, dai servizi di volontariato sulle ambulanze alla promozione dell’attività di una associazione.

Nel tempo le prassi e la legge hanno subito varie modifiche: ci sono stati periodi in cui la richiesta dell’ente ospitante veniva presa in considerazione ed era quasi automatico lo svolgimento del servizio presso quell’ente, ed altri in cui non era minimamente considerata, e si tendeva a “punire” l’obiettore inviandolo distante da casa e presso enti di carattere molto diverso da quello proposto dall’obiettore. All’entrata in vigore della legge, il servizio civile aveva una durata di 20 mesi totali, che iniziavano a decorrere dal momento della presentazione della domanda: poteva capitare che la domanda venisse accettata ben oltre gli 8 mesi che il Ministero si dava, con la conseguente riduzione del periodo impegnato per lo svolgimento del servizio civile; successivamente la legge fu modificata e la durata del servizio civile fu portata ad 8 mesi in più del normale servizio militare (12 mesi per l’esercito e l’aviazione, 18 mesi per la marina); in seguito fu nuovamente modificata, e la durata fu gradualmente equiparata a quella del servizio militare.

Le motivazioni di un obiettore di coscienza dovevano essere molto forti, in quanto veniva spesso ostacolato e discriminato nel portare avanti la sua scelta, trovando problemi durante l’iter di presentazione della domanda, venendo destinato a svolgere il servizio civile presso luoghi e contesti molto diversi dalle sue aspettative e competenze, assegnandogli mansioni poco gratificanti, ecc. Inoltre le tutele e le informazioni a sua disposizione erano piuttosto scarse, ed obiettori ed ex-obiettori (anche se ex- obiettore non è un termine esatto: l’obiezione di coscienza alla logica militare dura ben oltre lo svolgimento del servizio civile…) avevano costituito alcune organizzazioni (prima fra tutte la L.O.C. - Lega Obiettori di Coscienza) con la finalità di informare e di supportare l’obiettore per questioni di carattere burocratico (ad esempio la presentazione della domanda) o legale (eventuali provvedimenti contro di lui), finalità a cui aderirono presto anche grandi associazioni di respiro nazionale, quali ARCI e ACLI.

(Bruno)

Paolo è stato il primo obiettore di coscienza nel Comune di Terricciola ed uno dei primi della Provincia di Pisa; con la sua scelta e con il contributo che ha dato alla diffusione delle informazioni, sulle modalità di richiesta e svolgimento del servizio, allora non facilmente accessibili, ha aperto la strada ad altri amici come Carlo, Bruno, Fabrizio che come lui scelsero il servizio civile che svolsero poi in altre Associazioni o Enti.

Ha prestato il servizio civile in alternativa al servizio militare intorno agli anni 1982/1984 presso l’AIED di Pisa.

L’AIED (Associazione italiana per l’educazione demografica) era nata nel 1953 ad opera di un gruppo di giornalisti, scienziati e uomini di cultura di diversa estrazione politica ma con una comune ispirazione laica e democratica.

Il suo scopo era non solo quello di diffondere il concetto e il costume della procreazione libera e responsabile ma anche di combattere ogni forma di discriminazione tra uomo e donna nel lavoro, nella famiglia e nella società e ogni forma di violenza sessuale sulle donne e sui minori fornendo assistenza e tutela legale alle vittime.

La sede di Pisa era nata nel 1981 per iniziativa di tre psicologi che con la collaborazione di altri operatori resero possibile i servizi offerti dal consultorio.

Attualmente la sede del Consultorio familiare AIED è in via Bonanno, 66 a Pisa, il sito è www.comune.pisa.it/aied, l’email è aiedpisa@libero.it.

Paolo durante il suo servizio civile svolse funzioni amministrative e di segreteria: rispondeva al telefono, dava informazioni, pagava le bollette e teneva aperta la sede al mattino.

E’ stato l’unico obiettore di coscienza che ha prestato servizio all’Aied di Pisa.

Insieme al gruppo giovanile “Spazio Alternativo”, di cui Paolo faceva parte, chiedemmo all’Amministrazione Comunale di Terricciola di convenzionarsi con il Ministero per l’accoglienza di obiettori di coscienza.

Mi ricordo quel consiglio comunale aperto: ci furono accese discussioni perché molti consiglieri non conoscevano il servizio civile ed erano scandalizzati da questa richiesta così “antipatriottica”.

Ma ci furono anche alcuni consiglieri come Giampiero Molesti e il Sindaco Baldi che ci appoggiarono e ci ringraziarono perché da tempo non vedevano giovani partecipare alla politica, quella seria. Così la nostra richiesta fu approvata e il Comune di Terricciola per tanti anni ha accolto ragazzi provenienti da tutta Italia per svolgere il loro servizio civile.

Come supporto a questa azione, sempre stimolando il gruppo “Spazio Alternativo”, Paolo fu promotore di una mostra sui temi della nonviolenza, del pacifismo, del rifiuto della logica della guerra, mostra che fu esposta sia in vari locali del territorio del comune di Terricciola che in altri comuni.

E’ anche con queste azioni concrete e partecipative che Paolo diffondeva la sua cultura di pace.

(Graziella)

Breve storia dell’obiezione di coscienza Legge 772/72 con relative modifiche (Legge 695/74) Legge 230/98