Breve storia dell’obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza, uno dei più alti valori della cultura occidentale, dopo il periodo dei martiri precostantiniani (cfr. S. Massimiliano), riemerge come esigenza liberale e protestante nell’800.

La storia dell'OdC, in senso lato, inizia con l'unità d'Italia. La coscrizione obbligatoria, introdotta nel 1861, incontrò una grandissima resistenza soprattutto tra la popolazione rurale del meridione, che non ne capiva i motivi ed era costretta a subirla forzatamente. La risposta dello stato fu la massiccia repressione attuata dall'esercito piemontese.

Il malcontento popolare non si attenuò, anzi toccò il suo culmine durante la grande guerra del 1915-18: furono circa 470.000 i processi per renitenza alla leva, e oltre un milione per altri reati militari come diserzione, procurata infermità, disobbedienza aggravata, ammutinamento. Nell'Agosto del 1917 gli operai di Torino si rivoltarono contro l'assurdità della guerra: la repressione fu durissima, decine i morti. Dopo la disfatta di Caporetto, che vide un vero e proprio "sciopero militare" tra i soldati, si intensificò la repressione con fucilazioni di interi reparti. La protesta popolare era spontanea, dettata da un'istintiva avversione alle istituzioni militari e gli orrori ( i "macelli" ) della guerra, ma non era incanalata in alcuna forma organizzata.

1947- Art. 52 della Costituzione: viene sancita l’obbligatorietà del servizio militare “La difesa della Patria è un sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”.

I perché della coscrizione obbligatoria: un esercito di volontari sarebbe stato in contrasto con il sacro dovere della difesa della patria. Pericolo per le istituzioni democratiche della presenza di un esercito di mestiere. Leva di massa come conquista rivoluzionaria e come autodifesa contro una dittatura.

1949 - Pietro Pinna: primo caso eclatante di obiezione di coscienza, suscita un caso nazionale.

Primo progetto di legge Calosso-Giordani.

A causa della mancanza nel Codice Militare dell’obiezione di coscienza gli obiettori venivano accusati per ciascun reato con cui manifestavano le proprie convinzioni: una trafila che durava teoricamente fino a 45 anni, ma poi subentrava l’esonero per motivi di salute.

Dal memoriale di Pietro Pinna: «...La guerra, nonostante l’abnegazione e l’eroismo ispirati dall’amor di patria, si traduce ad un tradimento totale dell’idea morale, distrugge completamente ogni sentimento di umanità, e con ciò misconosce imperdonabilmente il valore divino della vita umana. Nessuna legge deve cercare di violentare la coscienza dell’individuo al punto di impedirgli di realizzare i suoi destini, di vivere per quei principi a cui si sente nato e nei quali trova la sua ragione di esistenza come uomo».

Anni ‘50 - Aumento del numero dei casi di O.d.C. ma inasprimento del loro trattamento da parte delle autorità militari: carcere militare duro. I difensori degli obiettori affermavano che prima delle leggi positive esistono diritti essenziali e inalienabili che possono levarsi al di sopra dello Stato. (Vedi Art.2 della Costituzione). ‘Non uccidere’ è un diritto presente nell’ordinamento democratico dello Stato italiano, l’obiezione di coscienza è l’esercizio di un diritto che quindi non può essere violato e non costituisce reato.

1957 - progetto di legge socialista.

Anni ‘60 - estensione dei motivi di coscienza a motivi politici. Maggiore interesse, simpatia e rispetto da parte dell’opinione pubblica e dei mass-media nei confronti degli O.d.C. che pagano il prezzo delle proprie idee, caso del film “Non uccidere” di Claude Autant-Lara. Sempre più numerose azioni collettive di sostegno (anni della contestazione).

1961 - Pronunciamento della magistratura militare:

1962 - Progetto (respinto) di legge Basso: riconoscimento dell’obiezione di coscienza e istituzione di una commissione più idonea.

Giovanni Gozzini: primo O.d.C. per motivi religiosi. La Chiesa non prese posizioni ufficiali sul caso, ma nel suo interno si aprì un acceso dibattito tra contrari (gli O.d.C sono sostenuti dai comunisti, liceità di una guerra di difesa) e sostenitori (come padre E. Balducci: appellarsi alla patria disprezzando la coscienza è paganesimo); padre Balducci fu attaccato dalla chiesa ufficiale e difeso da don Milani che, in questa occasione, scrisse l'opuscolo "L'obbedienza non è più una virtù". I due sacerdoti, Padre Ernesto Balducci e Don Lorenzo Milani, vennero processati per apologia di reato. Don Milani, nel frattempo deceduto (1967), subì l'onta della condanna. Il resto della chiesa sembrò disinteressarsi al problema. Questi processi scossero l'opinione pubblica e portarono alla ribalta il problema dell'obiezione di coscienza, registrando importanti prese di posizione a favore dell'OdC.

1964 - Discussioni in parlamento su varie proposte di legge (Pistelli, Basso, Paolicchi).

1965 - Caso don Milani e cappellani militari.

1966 - La legge Pedini sembrò che potesse offrire una soluzione attraverso una specie di servizio civile nel terzo mondo; ma la legge si rivelò ambigua, insufficiente e la sua applicazione ancora peggiore; una legge fatta per pochi privilegiati i quali potevano mettersi al servizio di ditte private, enti statali e religiosi interessati a impiegare nei paesi sottosviluppati personale poco pagato.

1968 - Dopo il terremoto nel Belice, alcuni giovani del posto protestano contro la latitanza dello stato rifiutando il servizio militare per dedicarsi alla ricostruzione. Nasce un movimento che chiede un servizio civile alternativo e parte la campagna per il rigetto della cartolina precetto.

Dopo il '68 l'obiezione per motivi politici, oltre a quelli etico-religiosi si afferma come mai prima. L'analisi dell'esercito come istituzione che serve a mantenere un rapporto di pericoloso dominio dello stato sulla società civile, si collega alle lotte più ampie per i diritti civili condotte nelle fabbriche, nelle scuole, nei quartieri. Cresceva il numero dei giovani che sceglievano il carcere al servizio militare: era ormai un problema da risolvere.

1969 - Caso di Enzo Bellettato: fece scalpore perché uomo di cultura (insegnante di scuola media) e cattolico: dopo dodici mesi di leva rifiuta i gradi di caporale. «Il cattolico ... può essere un obiettore di coscienza a causa della sua formazione e della sua fede religiosa. [...] Dovremmo considerare l’obiezione di coscienza non come scandalo, ma piuttosto come un segno salutare.» Parte del mondo ecclesiastico si schiera pubblicamente dalla sua parte. Il segretariato della commissione pontificia “Justitia et pax” pubblica un testo a favore dell’obiezione di coscienza. Riconoscimento dell’obiezione di coscienza come conquista democratica delle libertà civili. 

Nel 1970/71 gruppi di 6-7 persone fecero obiezioni collettive con motivazioni soprattutto politiche; nel 1972 gli obiettori in carcere erano varie decine, oltre 250 testimoni di Geova.

1972 - La classe politica, messa alle corde dal vasto movimento d'opinione nato nella società e dal contemporaneo intensificarsi di azioni di protesta condotte dalle organizzazioni non violente, approvò, pur sotto l'influenza delle gerarchie militari e delle forze politiche contrarie, il disegno di legge Marcora, restrittivo e punitivo, invece di quello Fracanzani più attinente alle richieste delle organizzazioni. Passò così la legge 15 dicembre 1972, n. 772 che dava il diritto all'obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici.

Fino alla promulgazione di questa legge, quindi, l’obiezione di coscienza in Italia fu sempre trattata alla stessa stregua della renitenza alla leva (mancata presentazione al distretto militare per le visite di leva, o alla destinazione assegnata per lo svolgimento del servizio), oppure alla diserzione (che scatta al sesto giorno di renitenza).

La legge "Marcora" rese possibile la scarcerazione dei giovani obiettori di coscienza e contemporaneamente segnò un cambiamento storico nella legislazione italiana, perché introdusse la possibilità di rifiutare il servizio militare con le armi sostituendolo con un servizio militare non armato. Con questa legge l'obiezione di coscienza non veniva ancora considerata un diritto, ma un beneficio concesso dallo Stato a precise condizioni e conseguenze: la gestione del servizio civile restava nelle mani del Ministero della Difesa.

La legge, restrittiva e punitiva (8 mesi di servizio in più, commissione giudicante, esclusione delle motivazioni politiche, dipendenza dai codici e dai tribunali militari), fece nascere subito un movimento di lotta degli obiettori che si unirono nella Lega Obiettori di Coscienza (LOC).

Pregi:

Difetti:

Legge 772 del 15.12.1972 con relative modifiche (Legge 695 del 24.12.1974)

1973 - Nascita della L.O.C.

Applicazione della legge 772/’72 molto lenta: gli obiettori trovano impiego solo a partire dal 1976.

1979 - Circolare che esenta dal servizio civile gli obiettori in attesa da più di 26 mesi (dimostrazione di inettitudine da parte del Ministero della difesa e di incapacità di gestire gli obiettori nonché svilimento delle ragioni dell’obiezione di coscienza).

1985 - Sentenza 164/85 della Corte Costituzionale: l’esistenza di una legge che riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare non è in contrasto con l’Art. 52 della Costituzione: il dovere sancito da tale articolo non si esaurisce nel servizio militare dal momento che anche il servizio civile dell’obiettore è riconducibile al dovere della difesa della patria.

1989 - Sentenza 470/89: il servizio civile non può durare otto mesi in più di quello militare, si violerebbe il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte la legge. Una lieve differenza di durata può essere giustificata per la formazione dell’obiettore.

1990 - Il Ministero della Difesa presenta i propri emendamenti definitivi al testo unificato di riforma. 93 deputati di MSI, PRI, DC, PLI, PSDI chiedono che la discussione del provvedimento avvenga in aula, e non in commissione, bloccando così di fatto l’iter della riforma.

1991 - Inizia a Montecitorio la discussione del testo su “nuove norme in materia di obiezione di coscienza”. La Camera dei Deputati licenzia ed invia al Senato il testo di riforma della 772/72.

Le novità principali sono:

I punti negativi sono:

1992 - Il Senato approva in via definitiva la legge. Ma il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, la rinvia alle Camere, per una nuova deliberazione. Nonostante diversi tentativi di ostruzionismo, in seguito riprende l’esame della legge: viene approvata una proposta di legge identica a quella non promulgata da Cossiga. Inizia a Montecitorio l’esame della riforma, con il feroce ostruzionismo dei missini e dei repubblicani. Inizia la mobilitazione nella società civile per salvare la legge così come è. La Camera dei Deputati approva senza alcuna modifica l’Art. 1 della nuova legge, quello in cui si identifica l’obiezione di coscienza come diritto soggettivo.

1993 - La Corte Costituzionale dichiara illegittima la carcerazione degli O.d.C. totali nelle carceri militari, disponendo che essi siano detenuti in strutture carcerarie civili. La Camera dei Deputati approva la riforma e la trasmette al Senato. Tra le novità, la possibilità degli O.d.C. di partecipare durante il servizio civile a missioni umanitarie internazionali.

1994 - Il Parlamento Europeo approva una risoluzione sull’obiezione di coscienza al servizio militare. A causa dello scioglimento anticipato delle Camere, la riforma della 772 si è arenata in Senato e non è diventata legge dello Stato. Progressisti, Rifondazione Comunista, Partito Popolare, Verdi-Rete, Lega Nord presentano proposte e disegni di legge per la riforma. La Commissione Difesa del Senato approva in sede referente la riforma della legge sull’obiezione di coscienza. Tra le maggiori modifiche: in positivo la durata del servizio civile equiparata a quella del servizio militare. In negativo tra le cause ostative, le condanne diventano da definitive a primo grado. Nasce la “Associazione Obiettori Nonviolenti” (AON).

1998 - Dopo una serie di altri tentativi falliti nel corso della XI e XII Legislatura, nel mese di luglio si giunge finalmente all'approvazione della legge 230 che sancisce il pieno riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza. Con questa ultima legge l'obiezione di coscienza non è più un beneficio concesso dallo Stato, ma diventa un diritto della persona: il Servizio Civile rappresenta un modo alternativo di "servire la patria", con una durata pari al servizio militare, a contatto con la realtà sociale, con i suoi problemi, con le sue sfide.

I giovani possono scegliere di difendere la Patria, con il servizio militare o con il servizio sostitutivo civile. La gestione del servizio civile sostitutivo del servizio militare passa all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (dal 1° gennaio 2000).

Legge 230 del 8.7.1998

2000 – Con la Legge n. 331 del 14 novembre, recante "Norme per l'istituzione del Servizio Militare professionale", muta profondamente la natura del Servizio di leva che diventa volontario e professionale, determinando così la conclusione della obiezione di coscienza a partire dal 2007.

2004 – Nel mese di agosto, dopo appena un lustro dalla promulgazione della legge 230, il Parlamento anticipa al 1° gennaio 2005 la sospensione della leva obbligatoria con la legge 23 agosto 2004 n. 226, "Sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata, nonché delega al Governo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore". Il Decreto legge 30 giugno 2005, n. 115 prevede, su domanda degli obiettori ancora in servizio, la concessione del congedo anticipato al 1° luglio 2005.

Si chiude un capitolo della storia istituzionale del nostro Paese e si schiude una nuova prospettiva al passo coi tempi e con le esigenze della società: il Servizio Civile Nazionale.

(Informazioni tratte da www.serviziocivile.it e www.diocesisenigallia.it)